Il gelato come occasione di reinserimento sociale

Ai nastri di partenza il progetto “Gelato fuori”, creato dalla associazione di volontariato Giovani Raklè all’interno dell’Istituto penale minorile di Firenze “Meucci”,  che consentirà la produzione artigianale di gelato e la sua distribuzione all’esterno attraverso la gestione del bar-caffetteria dell’Istituto per promuovere il reinserimento sociale e lavorativo dei ragazzi.
Un iniziativa che ha vinto il concorso “Percorsi di Innovazione” (promosso da Cesvot, Coge Toscana, Consulta regionale delle fondazioni bancarie della Toscana e Forum del Terzo Settore della Toscana)  e potrà così accedere al finanziamento di 400mila euro nato per sostenere i migliori progetti del volontariato toscano in ambito sociale, culturale, ambientale e sanitario.
Lo scorso anno, durante il Firenze Gelato Festival si era già cominciato a produrre del gelato che era poi stato venduto, durante i 5 giorni della manifestazione, da uno dei ragazzi in un piccolo spazio in via della scala sempre a Firenze. Ma con questi nuovi fondi si riuscirà a dare nuova linfa al progetto che diventerà stabile e continuato nel tempo.

Un Italia si è già vissuta un esperienza simile con il progetto “Aiscrim – prigionieri del gusto”: un laboratorio di produzione di gelati, monoporzioni e pasticceria fredda realizzato all’interno del carcere di Opera, in cui lavorano detenuti (adulti), e le cui produzioni vengono poi commercializzate in negozi lombardi (produce circa 1000 torte, 15mila ghiaccioli e 2500 chili di gelato alla settimana. Serve ogni giorno 14 punti vendita, sette Coop e sette artigiani).
O per rimanere nel campo dell’arte dolciaria, ricordiamo la cooperativa Giottto che opera nel carcere di Padova, i cui Panettoni sono stati riconosciuti da molte riviste e critici del settore enogastronomic0 tra i migliori prodotti artigianali d’Italia.

[fonte www.universy.it | foto firenzerepubblica.it]

 

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