Il gelato confezionato dell’Algida (che intanto minaccia di lasciare Napoli) nelle farmacie e parafarmacie italiane

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Sta facendo discutere i gelatieri in questi caldi giorni d’agosto la vendita in diverse farmacie e parafarmacie italiane dei gelati confezionati di Algida.

La polemica nasce in particolare a Roma scatenata dalle dichiarazione di Claudio Pica, segretario dell’Associazione Esercenti Pubblici Esercizi Roma (AEPER) che si è scagliato contro la vendita di gelati nelle farmacie perchè ‘la farmacia non può diventare un mini market. Cosi come un bar non può diventare una farmacia’.algida senza glutine claim farmacie

In realtà è già più di un anno che l’azienda della multinazionale anglo-olandese Unilever ha cominciato a rivolgersi a questo canale di vendita per distribuire i suoi prodotti. All’inizio si è puntato come target sui clienti celiaci, contando sulle 36 referenze a disposizione etichettate come ‘senza glutine’.

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Quest’anno ha deciso di investire ancor più in questo segmento di mercato (persone con intolleranze o allergie, ma anche vegani) inserendo in catalogo la linea Swedish Glace, gelato di soia (decorticata senza OGM) senza glutine e quasi del tutto privo di lattosio (solo lo 0,01%).
Confezioni proposte in due varianti, alla vaniglia e al lampone, destinate alla GDO e alle farmacie.
Dal 2013 nel Regno Unito Unilever ha cominciato la distribuzione e la vendita del marchio Swedish Glace per ampliare il suo portfolio (gli altro marchi sono Cornetto, Magnum, Ben & Jerry’s, Carte d’Or) con prodotti senza latte dedicati a persone che seguono particolari regimi dietetici.

Allo stesso tempo Algida ha fatto parlare di sè recentemente per la minaccia di chiudere lo stabilimento di Caivano (Napoli), il più grande al mondo, a causa dei continui blackout elettrici che ha dovuto subire negli ultimi periodi. Considerevoli i danni economici (circa 300mila euro nel 2915 fino a luglio) che hanno fatto ventilare, parole del direttore dello stabilimento Paolo Di Giovanni, la possibile delocalizzazione all’estero della produzione.
30 secondo Algida sono state le micro interruzioni di energia elettrica che ogni volta hanno provocato 30 minuti di ritardo per il riavvio della produzione, con alcuni blackout più lunghi dovuti a guasti che hanno obbligato a gettar via i prodotti presenti sulle linee produttive (che oltretutto sono dovute essere poi ripulite).
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Un contenzioso con Enel che piccata ha risposto che «sono state registrate solo 3 interruzioni lunghe. Risulta pertanto evidente che la qualità del servizio erogato è ben al di sopra degli standard previsti dall’Autorità per l’energia elettrica per i clienti di media tensione appartenenti al medesimo ambito territoriale».

Due facce dello stesso Paese, che vuole essere moderno con le liberalizzazioni selvagge, ma continua a scontare pesanti ritardi infrastrutturali non solo nel Mezzogiorno, ma anche al Nord, dove si alza la protesta dell’azienda di acque minerali Sant’Anna di Vinadio nel cuneese, che ha denunciato perdite per tre milioni di euro al mese per i disservizi nell’erogazione della corrente elettrica.

[fonte: quellichelafarmacia.com, ilsole24ore.com | foto: si24.it, Peppe Flamingo, clashcityworkers.org]

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