Rinascimento Italiano: il manifesto di Gabriele Centazzo parla anche di Gelato Artigianale

insegna gelato artigianaleOggi sui quotidiani Corriere della Sera e Repubblica sono comparse tre pagine comprate dall’imprenditore Gabriele Centazzo (creativo e designer, titolare dell’azienda Valcucine di Pordenone), nelle quali ha fatto pubblicare il suo manifesto per un Rinascimento italiano, con alcune proposte per far ripartire  economicamente e culturalmente il nostro Paese.

Idee che Centazzo promuove già da tempo, slegate da un suo impegno diretto in politica, ma dedicate ai giovani, tanto da  essere già stato etichettato come un ‘visionario’ , critico dei sistemi (politica, organizzazioni, associazioni,ecc..) che governano l’Italia.

Non entro nel merito dell’intero programma, che parte attaccando confindustria e poi si dipana in varie proposte, dalla riforma della scuola, alla compartecipazione degli utili (e delle perdite) con i propri dipendenti, alla salvaguardia delle bellezza e della creatività italici in senso lato,  ma quello che mi interessa maggiormente è la parte dedicata al mondo agroalimentare .

Si parla di Slow Food, Eataly, agricoltura , ma anche di Gelato Artigianale!
Curioso come questo prodotto venga preso a modello (negativo) da un imprenditore di tutt’altro settore, che però facilmente capisce e raccoglie le problematiche che in questi anni si sono di continuo presentate ma non sono mai state risolte.

Ritorniamo al cibo genuino indipendentemente dalla leggi europee!
 Com’è ridotto il settore del gelato?
Intrugli di polveri fanno rabbrividire l’insegna che ormai troneggia in ogni gelateria italia: “Gelato Artigianale”.
Eppure in anni  non motlo lontani i gelatieri italiani conquistavano il mondo con la loro qualità.

Centazzo tocca un nervo scoperto del settore gelateria, il fatto che in Italia non si sia mai riusciti ad arrivare ad una vera e propria legislazione che identifichi esattamente chi è un artigiano ‘puro’, e chi invece è un soggetto che propone un prodotto che di artigianale ha ben poco.

C’è però da dire che negli ultimi anni si è alzato di molto il livello medio delle gelaterie in Italia, trainato anche dall’ingresso nel settore di imprenditori che hanno da subito cercato di vendere un gelato di alto livello, con l’ulteriore scopo di giustificare i conseguenti listini che da subito li hanno posizionati in un alta fascia di prezzo.

Per quanto riguarda invece il resto del mondo, anche in questo caso si è assistito progressivamente all’affermazione del GELATO di qualità (indicato con questo nome, non tradotto nelle lingue dei vari paesi) contrapposto all’ICE CREAM di marca anglosassone (industriale o meno), nella maggior parte dei casi esportato da imprenditori o artigiani di origine italiana.
Questo è uno dei pochi prodotti che non è ancora stato scippato all’Italia (a differenza, ad esempio, della pizza con catene come Pizza Hut, o del caffè con Starbucks) perchè se guardiamo ai competitor più attrezzati, Haagen Dasz chiama il suo pordotto ice-cream, mentre la francese Amorino, e la torinese Grom restano saldamente nelle mani dei fondatori italiani.

[fonte e immagini ilpost.it]

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